n. 3 - 7 aprile 2020 - Ali di farfalla

n. 3 - 7 aprile 2020

Ali di farfalle, teoria del chaos e quello che è già dentro ognuno di noi.
In altre parole: Buona Pasqua.

 

Legge con attenzione poi, sfilandosi gli occhiali e fissandomi negli occhi, esclama: “mediocre!”.

“Se pensi di farlo anche nella vita, sappi che piacerai a tutti. A tutti quelli che potranno approfittarsi di te.

Se è quello che vuoi, il 10 è tuo. Se invece sei uno che non si accontenta. Uno che vuol far la differenza anche contro corrente allora il 3 è il voto che ti meriti”.

Lo guardo.

“Riflettici fino a lunedì, sarai tu a darti il voto che vuoi dalla vita”.

A distanza di anni, penso ancora al discorso del mio Prof di italiano, a quel lontano liceo e a quel tema: “scegli chi vuoi essere”. Lo faccio spesso. Ogni volta che la vita mi offre una nuova opportunità di scelta. Ogni volta che sento di dovere muovere qualcosa dentro di me.

Ogni volta che c’è da correre un rischio.

Sono sempre stato attratto dalle persone diverse. Quelle che, per intenderci, sanno dirti le stesse cose ma in modo particolare. Quelle che non parlano sottovoce ma con quel tono vero, deciso, chiaro, diretto e senza vergogna. Quelle che sanno centrare le parole come l’ala di una farfalla sa colpire un battito di ciglia. Rischiando così, ogni volta, di immortalare un attimo in eterno.

Si, quelle persone li.

Desiderose di fare la differenza, abituate a pensare fuori dagli schemi e con il coraggio di cambiare lo status quo. Persone che sanno lavorare con pazienza quando sotto pressione. Determinate e capaci di gestire con entusiasmo situazioni complesse. Capaci di fare autocritica ed essere pronte a imparare dai propri errori, sapendo che questo aiuta il continuo miglioramento di ogni processo.

Ripenso al suo profumo di tabacco misto a pipa mescolata con sigari di importazione.

Ripenso ai sui baffi neri come il tacco delle scarpe appena lucidate. Ripenso ai suoi calci con la punta e tanto di avverbi di quantità a sottolinearne l’eco ed ai suoi cazzotti con tanto di citazioni perdi fiato.

Il suo modo era speciale. Voleva che diventassi un albero. Non una pianta da serra.

E per questo mi soffiava, senza aspirare, contro.

Voleva fossi pronto per la cattività della natura umana. Voleva che fossi in grado di gestire il mio potere.

Già.

Il Potere personale.

John Wood lo spiega dicendo che è semplicemente inevitabile. Una forza viva, mutevole che agisce in mezzo a noi. Palpabile come un respiro, uno sguardo, una parola d’amore, un urlo di rabbia.

In poche righe?

Capacità mentale, fisica o spirituale di agire per indurre un cambiamento o per impedire che avvenga un cambiamento.

In altre parole?

Essere, comodo, nei propri panni.

Essendo capaci di influenzare gli altri ed assumersi responsabilità scegliendo una strada e correndo il rischio di fallire.

Qualcuno per semplificare la chiama: “Leadership”.

Qualcun altro ci aggiunge il cappello e ci di dice quando questa possa essere assoluta, democratica o carismatica. Perché la tipologia è sempre importante.

Tutto vero.

Ma nessuno ci dice che leadership e potere personale vanno a braccetto anche se non si ha alcuna responsabilità contrattualmente pre-definita. Anche se, in altre parole, si deve decidere se comprare questo o quell’altro, se dire o non dire, se ascoltare o fare finta di farlo.

Essere se stessi è più importante del ruolo che si ha. E riuscire a farlo è davvero un’impresa indipendentemente dalla carica che si ricopre. Perché quando si tratta di esprimersi ti ritrovi a gestire un mix non shakerato di emozioni contrastanti che nemmeno la migliore teoria del chaos sa enunciare senza utilizzare metafore.

Ed in questo momento storico, dove ci ritroviamo a gestire un chaos interno, esterno, orizzontale e verticale, sapere di poter contare sul proprio potere personale, come guida alla scelta duttile e flessibile, non può che farci trovare preparati a cambiare i piani in qualsiasi momento. È questo che ci fa sentire davvero padroni di noi stessi anche in mare aperto. Indipendentemente dalla grandezza dell’onda che ci affronta.

Potere personale, dunque, come guida alla gestione del cambiamento nello stato di crisi.

Io, quello che voglio e cosa faccio per ottenerlo.

Esortando gli altri, quelli sono al mio fianco, a fare lo stesso.

Stoppiamo, dunque, le email: parliamoci e ascoltiamoci.

Facciamolo al telefono, con video chiamate o meno.

Ma facciamo sentire il nostro spirito, la nostra tempra. Attraverso idee, spunti e confronti anche accesi.

E facciamo in modo che ognuno possa fare lo stesso con noi.

Abbiamo bisogno di riprendere il contatto con quello che si era perso.

E se ci pensate bene, lo spirito umano, in tutte le sue sfaccettature, è quello che ancora stiamo cercando.

La ricordo ancora quella domenica sera.

Indeciso tra gli applausi di un 10 o gli schiaffi di un 3 da giustificare.

I conti, tra estetica ed etica, alla fine, si fanno sempre. E quanto salato dipende dalla coerenza verso se stessi. Dall’aderenza ai propri valori.

Lo scrissi, per non dimenticarlo.

Piegai il foglietto quattro volte e lunedì, alle 10, lo consegnai al Prof.

Una volta aperto, sfilandosi gli occhiali e fissandomi negli occhi non fece altro che annuire.

Sapeva che non sarei mai stato una pianta da serra.

Sapeva che oggi, in piena quarantena, alla domanda come te la stai vivendo avrei risposto:

“Non mi dispiace. A me il modo così com’era dava fastidio”.

Il 3 era quello che meritavo.

Punto.

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