n. 7 - 3 giugno 2020 - Good times

 

n. 7 - 3 gugno 2020

GOOD TIMES.
Per tutti quelli che sentiranno la mancanza di Zoom, delle video lezioni e di una mascherina lavabile fino a 10 volte.

Bell'atmosfera (yeah, yeah, yeah, yeah, yeah). Ti prego non mi uccidere il mood, dai (yeah, yeah, yeah, yeah, yeah), canta Ghali. E per quanto possa avere ragione la verità è che ci vorrebbe un’altra quarantena per disintossicarci dalla precedente.

Abbiamo esagerato.
Dopo aver grigliato anche i sassi, sfornato più pizze, pane e torte fatte in casa di Tata Lucia è tempo di bilanci/a.
Si stava meglio quando si stava peggio, dicevano in paese, ed analizzando i fatti, effettivamente, non possiamo dar loro torto.
Lo “Smart, Parents Quarantena, Working” ha lasciato un segno indelebile in ognuno di noi e questo è il momento giusto per parlarne a mente a fredda.  
Ecco a voi, dunque, il podio per quel sano amarcord che non fa mai male. Perché per lasciarci con il botto occorre terminare con furore.

Al terzo posto rimarrà indelebile nei nostri cuori il momento in cui abbiamo preso confidenza con TEAMS e ZOOM. Riuscendo a trasformare delle semplicissime applicazioni, prima fortemente criticate, in strumenti dalla potenza nucleare. Se potessimo riassumere questi tre mesi con una sola parola sarebbe: RIUNIONE. Era dai tempi delle caverne dell’uomo di cromagnon, attorno al fuoco, che non ci si riuniva così. Dobbiamo rivedere i bandi, organizziamo un TEAMS? Mi ha scritto uno studente che non ha la connessione, facciamo con ZOOM? Cosa fai per pranzo? TEAMS O ZOOM? Lo sportello virtuale dopo cena, le va? Per sbaglio ho telefonato ad un collega che mi ha risposto ma sei impazzito? Perché non mi chiami con whatsapp?

Al secondo posto rimarrà eterna la scuola virtuale. Lezioni di 30 minuti in grado di sconvolgere l’eco sistema portando ogni essere vivente al limite delle possibilità umane. Lezione ore 9.30. Sveglia ore 9.25. 10 secondi per prendere conoscenza, 1 minuto per caffellatte con pettinata incorporata, 5 secondi per spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè provocante funzioni fisiologiche da espletare nel tempo di valore europeo di 6 secondi netti e con un patrimonio di 2 minuti e 39 secondi: riuscire a mettersi una camicia come sopra-pigiama per poi fiondarsi sulla scrivania dove un computer impiegherà puntualmente il capitale accumulato per il tradizionale aggiornamento. Una volta avuto accesso nella piattaforma lo splendore prende corpo con i meravigliosi 20 minuti per fare l’appello, 8 minuti per chiedere se mi sentite ed i restanti 2 minuti per assegnare i compiti da pagina 50 a pagina 172 (comprese). Ovviamente da fare per il giorno dopo. Qualcuno nella chat dei genitori lo fa notare ed è qui che la magia prende forma. Cari genitori per migliorare l’apprendimento vi invitiamo a scaricare l’applicazione CLASSROOM in questo modo, in qualsiasi momento del giorno e della notte, i nostri insegnanti caricheranno lezioni di 90 minuti e solo seguendoli tutti e 90 e cifrando le parole nascoste, che verranno lanciate a caso tra un perimetro, un apostolo ed un fossile ritrovato tra qualche arbusto sempre verde, scoprirete i compiti da far fare ai vostri figli. Alla domanda: papà quanto ti piace la scuola, ultimamente, risponde direttamente babbo natale.

Al primo posto rimarrà, però, negli annali della PA, il rientro in ufficio e il personalissimo rapporto del dipendente pubblico con la mascherina. Partendo dal presupposto che oggi chi ti tocca è tecnicamente un criminale, le domande sorgono spontanee. Ma perché ti atteggi alla Maverick (di top gun), deponendo sull’orecchio destro tutto il peso dello strumento, per venirmi a dire che c’è uno studente in portineria? Perché per farmi una domanda abbassi la mascherina? Quale tipo di utilità sociale possiede una mascherina a bordo mento? Ma non sono solo gli sprovveduti ad avere colpe, purtroppo. Perché una categoria in forte ascesa sta ultimamente prendendo campo: “gli ansiosi-tempero-maschero-maniaci”. Gente ossessionata dalle distanze che ti allontana con un ombrello allungabile (fino a 4 metri) comprato su un sito cinese, che, ovviamente, tocca solo con i guanti. Intrippata con le temperature corporee: per cui se per sbaglio esce a prendere un caffè, suda un attimo, e scopre, al rientro in ufficio, che la sua temperatura da 36.3 e’ scesa a 34.1 per via della naturale evaporazione: chiama l’ambulanza. E che se poi, malauguratamente, ti si abbassa la mascherina mentre stai conferendo parola, ti guarda come se ti fossero cadute le mutande in sacristia.

Per non dimenticare, poi, tutti quelli che con tutte queste distanze stanno soffrendo come delle bestie perché abituate a toccarti pure il naso e che hanno associato la pandemia con la perdita dell’udito per cui per venirti a dire che sono le 15.30 devono per forza gridare, avvicinandosi al tuo orecchio, toccandoti la spalla con il gomito e strizzandosi la mascherina sul naso per farti sentire più sicuro.

Ma il miracolo italiano prende forma in pausa pranzo, perché il dipendente ligio, dopo un webinar sulle buone maniere post covid, ha imparato addirittura a mangiare con la bocca chiusa ma con la mascherina addosso.

Ora è davvero tutto possibile.
Perché, come diceva Bruce Lee, alla fine, il segreto è essere come l'acqua in grado di adattarsi ad ogni situazione.

Ma lo abbiamo imparato davvero?

Ne parleremo, insieme, all’interno del webinar gratuito di 45 minuti dal titolo: “Resilienza ed Anti-fragilità per una sana e robusta immatricolazione”. Come cambia la comunicazione e la gestione dello studente nell’anno accademico più importante dell’ultimo secolo.

Giusto per chiudere questa quarantena con il dovuto furore.  

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